Scheda 503 - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

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SK 503 - A Mugenzai no Sono Shanghai, 9 IV 1933

Maria! Miei cari Figli  Questa mattina mi ero messo a tavolino e su un foglio di carta a quadretti, tolto da un quaderno, vi avevo scritto ciò che il cuore dettava alla penna.  Ma, quando ho voltato il foglio dall'altra parte, mi sono accorto che ci stava l'orario del primo viaggio in Giappone e di quello per il Capitolo di tre anni fa.  Perciò trascrivo tutto così com'era1:  L'Immacolata si prende cura di me con tenerezza, davvero con molta tenerezza.  Ella offre tutto il nutrimento che è indispensabile all'anima nel tempo e nella quantità necessaria, ma talvolta stringe anche dolcemente al petto.  Osservando il vostro gruppetto che si rimpiccioliva sempre più davanti agli occhi, mi è tornato alla memoria tutto quello che l'Immacolata si è degnata di compiere durante questi tre anni di permanenza in Giappone.  Allorché partii per la prima volta da questo porto, solo due anime2 che vivevano dell'amore verso di Lei, erano rimaste in quello stesso luogo, mentre questa volta erano ormai 12 apostoli3, senza contare i discepoli di diverso grado che l'Immacolata si è degnata di attirare: alcuni ancora pagani, cattolici, aspiranti alla vita religiosa e questi tra coloro che si sono convertiti, anzi uno è ormai professo, il mio primo figlio da una terra pagana4.  Ma non suonano male le parole: “figlio”, “figli”, invece di “fratello”, “fratelli”?  Miei Cari, già s. Paolo nella lettera ai Corinzi (o in un'altra, non ricordo) dice più o meno così: “Anche se voi aveste avuto 10.000 maestri in Cristo, non avreste molti padri, perché sono stato io a generarvi nel Vangelo” [cf. 1 Cor 4, 15].  Io pure, perciò, lo applico a me stesso con gioia, rallegrandomi del fatto che l'Immacolata si sia degnata, nonostante le mie miserie, debolezze, stupidità e indegnità, di infondere in voi attraverso di me la Sua vita, di rendermi vostra madre.  È così che la vita divina, la vita della Ss. Trinità scorre dal Ss. Cuore di Gesù, attraverso il Cuore Immacolato di Maria, nei nostri poveri cuori, ma sovente anche attraverso altri cuori creati.  Che questa vita sia l'amore, noi tutti lo comprendiamo bene.  Ecco perché Gesù ha affermato: “Io sono venuto a portare il fuoco sulla terra e quanto desidererei che esso fosse acceso” [Lc 12, 49].  Ma dove mi portano i miei pensieri? Orizzonti sempre nuovi attraggono.  Mi sto allontanando dal tema. Perciò sarà bene ritornare ad esso. Riflettete personalmente, approfondite e rallegratevi delle inebrianti armonie dell'amore.  E che cosa sarà in paradiso? Dunque, ritorno al tema.  Miei carissimi, amatissimi Figli, sicuramente indovinate quale amore mi ha dimostrato l'Immacolata, la nostra Mammina, venerdì, festa dei Suoi sette Dolori5.  A dire il vero, soffrivo assai. I flutti sbattevano la nave, mi sentivo debole, sono rimasto disteso per molto tempo; mi pareva di venir meno; avrei voluto alzarmi, muovermi, ma poi è sopraggiunto un sudore freddo e i vomiti del mal di mare.  Chi li ha provati sa che, quando non c'è più nulla da vomitare, si sente come una lacerazione interna. Il mal di testa non si calmava.  Durante la notte mi sono affaticato assai.  Anzi, la mattina non riuscivo a decidermi a celebrare la s. Messa.  Unico sollievo era l'invocazione mentale e frequente, molto frequente, del Ss. Nome di Maria. Può darsi che nel delirio della febbre qualche volta io mi sia dimenticato anche di questo.  Poi mi sono sentito un po' meglio, ho aperto la valigia per vedere che cosa ci avevano messo dentro. Ho cominciato a scartocciare... ed ecco la testolina di una statuetta dell'Immacolata.  Come non permettermi di baciarla teneramente?  Forse vi sto dicendo troppe cose, ma è lecito nascondere a degli amati Figli ciò di cui essi pure debbono vivere e di cui esclusivamente possono vivere per non perire?  Non siamo noi un cuore solo in Lei?... E poi? domanderete voi.  
Alla procura, la lettera che avevo inviato per informarli del mio arrivo non l'avevano ricevuta, perciò non c'era nessuno ad aspettarmi; quindi un'altra fonte di croci, anche se piccole.  Gloria illimitata per tutto all'Immacolata.  Ho trascritto ciò che stava in quel foglio; ma ora debbo recarmi alla legazione polacca, perché, dovendo il consigliere Krzesinski imbarcarsi il giorno 11, mi ha pregato di andare oggi da lui dicendomi: “Venga, caro fraticello, domani alle 12, perché ora sto partendo”.  Ero riuscito ad incontrarlo davanti all'edificio [della legazione], proprio mentre si dirigeva verso l'automobile che lo stava attendendo.  Faceva pure pressione affinché io partissi con lui con un piroscafo giapponese, anzi lui stesso mi procurerebbe un biglietto di seconda classe ad un prezzo minore di quello che mi avrebbero fatto gli italiani in terza. Oggi dobbiamo parlare di questo.  Maria. Maria! Sono tornato, ma nulla di straordinario.  Non ho trovato nemmeno il Signor ministro. Sicuramente l'Immacolata vuole che io parta con la nave italiana, anche se ho sentito dire che è piena zeppa a motivo del pellegrinaggio cinese a Roma6. Vedrò domani.  Avrei molte cose da scrivere, sia di quel che mi è capitato e sia di quel che capita ora, ma manca il tempo. Tuttavia, voglio ricordare una cosa che mi ha rallegrato alla partenza.  Fr. Pietro7 ha fatto un sacrificio.  Figli cari, ricordiamoci che l'amore vive, si nutre di sacrifici.  Ringraziamo l'Immacolata per la pace interiore, per le estasi d'amore, tuttavia non dimentichiamo che tutto questo, benché buono e bello, non è affatto l'essenza dell'amore e l'amore, anzi l'amore perfetto, può esistere anche senza tutto questo. Il vertice dell'amore è lo stato nel quale è venuto a trovarsi Gesù sulla croce quando disse: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato” [Mt 27, 46; Mc 15, 34].  Senza sacrificio non c'è amore. Il sacrificio dei sensi, soprattutto degli occhi, particolarmente quando si esce dal convento e si va in mezzo ai secolari, il sacrificio del gusto, dell'udito e via dicendo.  Ma, al di sopra di tutto, il sacrificio dell'intelletto e della volontà nella s. Obbedienza.  Quando l'amore a Lei, alla bontà di Dio in Lei, all'amore del Cuore divino che si è personificato in Lei, quando tale amore ci avrà afferrato e compenetrato, allora i sacrifici diverranno una necessità per l'anima. L'anima desidererà presentare costantemente dimostrazioni sempre nuove, sempre più profonde di amore, e tali dimostrazioni non sono niente altro che i sacrifici.  Auguro, quindi, a tutti voi ed anche a me stesso il maggior numero di sacrifici.  Ma bisogna che io concluda, per poter finalmente spedire. Vostro   fr. Massimiliano M.

Nota 503.1 Dal foglietto p. Massimiliano non trascrisse il primo capoverso: “Ho dimenticato la carta da lettera, perciò scarabocchio su un foglio di carta a quadretti”. Il foglietto è conservato nell'archivio di Niepokalanòw.  
Nota 503.2 Nel 1930, allorché p. Massimiliano partì da Nagasaki alla volta della Polonia per partecipare al Capitolo provinciale furono a salutarlo sulla banchina del porto di Nagasaki fr. Ilario Lysakowski e fr. Zeno Zebrowski.  
Nota 503.3 A Mugenzai no Sono nel 1933 vi erano i seguenti religiosi polacchi: p. Costanzo Onoszko, i chierici fr. Mieczyslaw Mirochna e fr. Alessio Tabaka, e i fratelli: fr. Zeno Zebrowski, fr. Severino Dagis, fr. Celestino Moszylski, fr. Romualdo Mrozilski, fr. Gregorio Siry, fr. Sergio Pesiek, fr. Cassiano Tetich, fr. Enrico Borodziej, fr. Bartolomeo Kalucki.  
Nota 503.4 Francesco Hosoya Kasuo, Amaki e fr. Mariano Sato Shigeo.  
Nota 503.5 La festività dei Sette Dolori di Maria fino al 1960 veniva celebrata, oltre il 15 settembre, anche il venerdì precedente la domenica delle Palme; nel 1933 tale festività cadde il giorno 7 IV.
Nota 503.6 Il pellegrinaggio cinese a Roma del 1933 fu organizzato in occasione del giubileo per il19 centenario della Redenzione e per la consacrazione episcopale di cinque rappresentanti dell'Asia, tra i quali due cinesi - cf. SK 515, nota 1.  
Nota 503.7 Con questo nome p. Massimiliano chiamava talvolta fr. Sergio Pesiek.




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